Innovazione e Fintech: come fare media relations?

Il mondo del fintech sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti. Da settore di nicchia riservato agli addetti ai lavori, la tecnologia finanziaria è diventata un ecosistema maturo, competitivo e in rapida evoluzione che sta ridefinendo il modo in cui privati e aziende gestiscono il denaro, effettuano pagamenti, accedono al credito e investono.
In un settore dove le persone affidano i loro soldi e dati sensibili a piattaforme digitali, la fiducia costruita attraverso copertura mediatica autorevole può fare la differenza tra successo e fallimento. Per questo motivo le media relations in questo settore non possono essere un nice to have ma piuttosto un must have.
Cos’è il Fintech: definizione ed evoluzione
Il termine FinTech nasce dalla fusione delle parole “Finance” (finanza) e “Technology” (tecnologia) e identifica l’insieme di innovazioni tecnologiche applicate ai servizi finanziari. Dalle app per i pagamenti contactless ai robo-advisor per gli investimenti, passando per le piattaforme di crowdfunding e i sistemi di lending peer-to-peer, il fintech ha rivoluzionato ogni aspetto della finanza personale e aziendale, ponendo al centro user experience, velocità e trasparenza.
Questi strumenti digitali hanno così reso possibile disintermediare i processi finanziari tradizionali, riducendo tempi e costi e rendendo accessibili servizi un tempo riservati a pochi. Se infatti dieci anni il fintech fa era considerato un settore di nicchia, oggi siamo di fronte a un ecosistema maturo e competitivo: nel 2024, in Italia operano in questo ambito 596 startup che hanno raccolto 250 milioni di euro (+44% rispetto al 2023), mentre Milano concentra il 69% degli investimenti nazionali.
Ma con quasi 600 aziende attive che competono per l’attenzione degli stessi giornalisti, investitori e clienti, la domanda cruciale è: come emergere?
Perché le media relations sono cruciali nel Fintech
Nel fintech, le media relations assumono un’importanza particolare per varie ragioni:
- Fiducia e autorevolezza come requisito: gli utenti affidano alle piattaforme fintech i loro risparmi e dati finanziari. La fiducia non è negoziabile: per guadagnare autorevolezza e credibilità è necessario che qualcun altro, se possibile già riconosciuto come autorevole, parli bene di te. La copertura su testate come Il Sole 24 Ore o Il Corriere della Sera conferisce una legittimazione che nessuna campagna social può replicare.
- Complessità da semplificare: API, blockchain, machine learning sono concetti che possono risultare difficili da comprendere per chi non è del settore. Le media relations aiutano a tradurre la complessità in messaggi comprensibili, educando il mercato e abbassando le barriere all’adozione.
- Compliance e sicurezza: comunicare trasparenza su licenze, certificazioni e procedure di sicurezza è essenziale per rassicurare utenti, investitori e regolatori.
- Differenziazione in un mercato affollato: negli ultimi dieci anni i competitor si sono moltiplicati. Le startup fintech oggi devono comunicare non più “cosa fanno”, ma “cosa le rende uniche” per distinguersi dalla massa.
Componenti fondamentali di una strategia media relations
1. Ricerca e mappatura del panorama media
Il primo passo è capire quali testate sono davvero rilevanti per il tuo business. Esistono testate tier1 come Il Sole 24 Ore, Milano Finanza e Corriere della Sera che conferiscono massima autorevolezza. Poi ci sono i media verticali specializzati in economia digitale, tecnologia, startup e finanza innovativa come EconomyUp, StartupItalia, Wired Italia o BeBeez, particolarmente attenti al settore fintech.
Ma non basta sapere quali testate esistono: devi comprendere chi le legge. Il Sole 24 Ore raggiunge imprenditori e professionisti della finanza, quindi richiede un approccio formale e business-oriented. BeBeez attrae investitori istituzionali e venture capitalist interessati a deal, round di investimento e trend del private capital. Questa consapevolezza ti permette di adattare pitch e materiali a seconda del media che approcci.
2. Posizionamento e messaggio differenziante
In un mercato ormai saturo, comunicare semplicemente cosa fai non basta più. Nella fase di lancio del tuo progetto, devi identificare e raccontare ciò che ti rende davvero unico, trasformando questo elemento nell’asse portante della tua narrativa. Una volta che il tuo messaggio differenziante si è consolidato e il brand ha acquisito riconoscibilità, potrai gradualmente introdurre e comunicare anche gli altri aspetti del tuo progetto.
Come trovare il tuo differenziante? Non pensare in termini di caratteristiche tecniche, ma di problemi unici che risolvi per i tuoi utenti. La domanda giusta non è “cosa fai”, ma “perché sei diverso”. E quando comunichi questa differenza, concentrati sempre sui benefici concreti che porti agli utenti, non sulle specifiche tecnologiche che, per quanto sofisticate, raramente colpiscono l’immaginazione di chi ti ascolta.
3. Storytelling autentico
La storia di come e perché hai fondato la tua startup, raccontando non solo i successi, ma anche le difficoltà superate e i momenti critici, è un tipo di narrazione autentica che costruisce fiducia. Ogni storia imprenditoriale è unica e ti distingue dalla concorrenza. Inoltre, condividere le lezioni apprese ti posiziona come esperto del settore.
Altrettanto potenti sono le storie dei tuoi clienti. Niente comunica l’efficacia della tua soluzione meglio di un case study dettagliato con metriche concrete e risultati quantificabili che dimostrino l’impatto tangibile sul business del cliente.
4. Comunicare sicurezza e compliance
Nel fintech, sicurezza e conformità normativa non sono solo obblighi legali, ma potenti strumenti di comunicazione. Comunica apertamente le licenze che possiedi, le certificazioni di sicurezza come SOC 2, la conformità al GDPR: questi elementi costruiscono fiducia e ti distinguono da competitor meno rigorosi.
Spiega anche, senza entrare in dettagli che potrebbero compromettere la sicurezza, come proteggi concretamente i dati degli utenti: quali sistemi di crittografia utilizzi, come gestisci l’autenticazione con strumenti come 2FA o biometria. Anche le procedure Know Your Customer e Anti-Money Laundering, pur essendo requisiti obbligatori per legge, possono diventare un punto di forza comunicativo se racconti come le hai implementate bilanciando sicurezza ed esperienza utente.
5. Mix di canali strategico
Nonostante viviamo nell’era digitale, i media tradizionali – quotidiani, stampa specializzata, radio e televisione – mantengono un ruolo insostituibile per costruire autorevolezza. Come dicevamo anche prima, non puoi affidarti esclusivamente ai social media per guadagnare credibilità: hai bisogno che qualcuno di autorevole parli bene di te.
Parallelamente, i media digitali come blog, riviste online e portali specializzati offrono opportunità preziose: hanno tempi di pubblicazione più rapidi rispetto ai media tradizionali e spesso sono più accessibili quando non hai ancora un track record consolidato. Inoltre gli articoli online sono facilmente condivisibili sui tuoi canali social, amplificando la portata della copertura mediatica e raggiungendo anche il tuo pubblico diretto.
I social media, infine, non vanno ignorati ma nemmeno considerati come l’unico canale. LinkedIn è fondamentale per il B2B e per costruire thought leadership, mentre X resta importante per seguire e partecipare alle conversazioni di settore. L’importante è usarli come complemento strategico, pubblicando contenuti informativi e curati, mai autoreferenziali o superficiali.
Come costruire la tua strategia: il nostro metodo di lavoro
Fase 1: Analisi e pianificazione
Quando iniziamo a lavorare con una nuova fintech, organizziamo diversi incontri con il cliente per farci raccontare l’azienda da punti di vista differenti. Non parliamo solo con il CEO: coinvolgiamo gli ingegneri che sviluppano gli algoritmi, i responsabili di prodotto, i commerciali che stanno sul campo. Ognuno ha una prospettiva diversa sull’azienda e soprattutto una visione unica sui trend del futuro e sull’evoluzione del mercato. Da questi incontri emerge il materiale più prezioso: le storie autentiche che si possono raccontare, quelle che rendono unica l’azienda e che i media troveranno interessanti.
Sulla base delle storie raccolte e degli obiettivi di posizionamento del cliente, costruiamo poi un piano editoriale strategico che guida tutta l’attività di comunicazione. Non definiamo obiettivi rigidamente misurabili in termini numerici, ma lavoriamo su come vogliamo che l’azienda venga percepita dal mercato, dai media e dagli stakeholder.
Fase 2: Creazione dei contenuti
Una volta definito il ped, scriviamo comunicati stampa per comunicare tutte le notizie rilevanti che riguardano l’azienda. Se una startup non è mai stata comunicata prima, partiamo da un comunicato stampa di lancio che presenta l’azienda, la sua missione e il problema che risolve. Poi seguiamo tutti i momenti chiave: aumenti di capitale, premi e riconoscimenti vinti, risultati in termini di fatturato e crescita, lancio di nuovi prodotti o servizi.
Ma oltre ai comunicati stampa classici, lavoriamo molto sugli editoriali. Questi pezzi raccontano la visione del CEO o di altre figure dell’azienda sul mercato, sui trend emergenti, sullo scenario competitivo. Gli editoriali sono strumenti potentissimi per posizionare chi parla come un esperto riconosciuto del suo settore di riferimento, qualcuno a cui i giornalisti si rivolgono quando hanno bisogno di un commento autorevole.
I dati sono un altro elemento fondamentale della nostra strategia. Se l’azienda ha condotto ricerche in collaborazione con università o riesce a estrapolare dati aggregati e anonimi dai suoi clienti, li utilizziamo per comunicare non solo l’azienda ma l’intero settore. Un dato esclusivo su un trend di mercato o sul comportamento dei consumatori attira l’attenzione dei media e posiziona il cliente come fonte autorevole di informazioni sul settore.
Fase 3: Revisione e allineamento con il cliente
Tutto quello che scriviamo viene sempre rivisto e validato dal cliente prima di essere inviato ai media. Questo passaggio è fondamentale perché spesso quello che risulta accattivante e notiziabile per la stampa non corrisponde esattamente al prodotto o servizio che il cliente offre, oppure non rispecchia completamente la sua visione strategica. Il nostro ruolo è mediare tra ciò che è notiziabile e cattura l’attenzione dei giornalisti e ciò che il cliente desidera comunicare.
È essenziale usare il wording e lo stile corretti che piacciano al cliente e riflettano la sua identità. Ogni azienda ha un proprio linguaggio, un proprio tono di voce, termini specifici che preferisce utilizzare e altri che vuole evitare. Durante la fase di revisione lavoriamo a stretto contatto con il cliente per assicurarci che ogni comunicato, ogni editoriale, ogni dichiarazione rispecchi fedelmente non solo i fatti ma anche il modo in cui l’azienda vuole essere percepita.
Naturalmente, integriamo in ogni comunicazione anche gli aspetti di compliance normativa. Conosciamo a fondo le regolamentazioni chiave come GDPR, PSD2 e normative CONSOB/Banca d’Italia. Evitiamo claim fuorvianti, includiamo sempre i disclaimer appropriati dove necessario, e ci assicuriamo che ogni comunicazione rispetti i requisiti normativi del settore. Ma soprattutto, trasformiamo la compliance in vantaggio: comunicare di aver ottenuto certificazioni specifiche distingue i nostri clienti dai competitor meno rigorosi e costruisce fiducia presso utenti e investitori.
Fase 4: Costruire relazioni con i media
Costruiamo relazioni autentiche con i giornalisti attraverso pitch personalizzati, tempestivi e focalizzati sul valore giornalistico della storia. Facciamo riferimento agli articoli recenti del giornalista, colleghiamo la notizia a trend più ampi e offriamo dati esclusivi. Curiamo il timing evitando weekend e rispettando le deadline. Per ciascun contenuto inviato ci dedichiamo sempre ad un’attività di follow-up sulle testate più in target.
Ma andiamo anche oltre i semplici pitch: seguiamo i giornalisti sui social, condividiamo genuinamente i loro articoli, segnaliamo storie interessanti. Posizioniamo i nostri clienti come risorse affidabili offrendoli per commenti su breaking news: quando accade qualcosa di rilevante nel settore, proponiamo al cliente di esprimere il proprio punto di vista per offrirlo alla stampa.
Cerchiamo anche opportunità di contenuto proprietario come articoli firmati dal CEO su testate rilevanti, partecipazioni a podcast o rubriche ricorrenti che costruiscono autorevolezza nel tempo.
Fase 5: Integrazione social media
Quando otteniamo copertura mediatica per i nostri clienti, la amplifichiamo strategicamente sui canali social. Condividiamo l’articolo taggando sempre il giornalista e la testata, aggiungendo un commento personale che evidenzi il valore del pezzo e i punti chiave trattati. Non ci limitiamo a un semplice repost: contestualizziamo il contenuto e spieghiamo perché è rilevante per chi ci segue.
Incoraggiamo sempre il cliente a fare lo stesso sui propri canali personali e aziendali. Condividere gli articoli ottenuti moltiplica la visibilità del contenuto, dimostra ai giornalisti che il loro lavoro viene apprezzato e valorizzato, e rafforza la credibilità dell’azienda mostrando che viene riconosciuta da testate autorevoli. Quando il CEO o altri membri del team condividono un articolo che li riguarda, questo crea un circolo virtuoso che aumenta l’engagement e la portata del messaggio.
La coerenza tra la comunicazione sui media tradizionali e quella sui social è essenziale. I messaggi chiave, il tono di voce e il posizionamento devono essere allineati su tutti i canali per creare un’identità forte e riconoscibile. I social diventano così uno strumento per costruire e mantenere nel tempo la reputazione che si è conquistata attraverso le media relations tradizionali.
Case study: l’esperienza con i nostri clienti fintech
Con i nostri clienti fintech abbiamo usato diversi approcci a seconda del settore e della fase di sviluppo dell’azienda.
- Opyn, piattaforma di alternative lending e Buy Now Pay Later B2B, l’abbiamo seguita per sette anni accompagnandola in tutte le sue fasi evolutive: siamo partiti da un lavoro educativo per spiegare alla stampa cosa fosse l’alternative lending, per poi arrivare alla comunicazione del rebranding e del lancio del primo servizio BNPL B2B in Italia. L’attività ha generato una media di 470 articoli all’anno con un CPM di 0,23€, posizionando Opyn come una delle realtà di riferimento nel panorama fintech italiano.
- Con Workinvoice, che ha sviluppato il primo mercato online italiano di invoice trading, abbiamo lavorato dal 2018 al 2024 con un duplice obiettivo: promuovere la società e diffondere la cultura dell’invoice trading come soluzione alternativa per le PMI. L’ampia visibilità raggiunta sulla stampa specializzata (533 articoli in 12 mesi) ha contribuito a consolidare la reputazione dell’azienda fino all’acquisizione da parte di Generalfinance.
- Per Credimi, il più grande digital lender per le PMI in Europa continentale con oltre 2 miliardi di euro di finanziamenti erogati, abbiamo generato 2100 articoli in tre anni (dal 2019 al 2023). Affiancando ai tradizionali comunicati stampa un’attività di creazione di contenuti di approfondimento e media pitch mirati, abbiamo posizionato società e management sulla stampa con temi diversi: risultati, espansione, partnership, vicinanza all’imprenditoria locale e case study di successo.
- Con Conio, il primo wallet mobile italiano per Bitcoin fondato da Christian Miccoli, abbiamo adottato un approccio principalmente educativo per spiegare le caratteristiche delle criptovalute, sfatare i falsi miti e posizionare il bitcoin come asset alternativo. Il nostro lavoro ha permesso a Conio di affermarsi come voce autorevole nel settore e ha favorito l’adozione delle sue soluzioni da parte di istituzioni finanziarie come Banca Generali e Hype.
- Moneyfarm, società di gestione del risparmio indipendente con circa 40.000 risparmiatori, abbiamo iniziato a seguirla nel 2014 quando non esistevano ancora le parole “fintech” e “roboadvisor”. Abbiamo contribuito a educare il risparmiatore italiano attraverso contenuti editoriali, osservatori, commenti e analisi di mercato, seguito da ricerche comparative e un’intensa attività di ufficio stampa che ha generato fino a 604 articoli in soli sei mesi, rafforzando la presenza sui media e consolidando la reputazione nel settore.
Il valore di un partner esperto nelle media relations
Costruire e mantenere relazioni efficaci con i media richiede competenze specifiche, tempo dedicato e una profonda conoscenza sia del panorama mediatico che delle dinamiche del settore finanziario. Serve saper tradurre complessità tecniche in narrazioni comprensibili, mediare tra ciò che è notiziabile e ciò che rispetta la compliance normativa, individuare le storie autentiche che rendono unica un’azienda in mezzo a centinaia di competitor.
Affidarsi a professionisti specializzati in media relations per il fintech significa avere al proprio fianco chi conosce i giornalisti giusti da contattare, sa quali storie attraggono l’attenzione delle testate più rilevanti, e ha l’esperienza per trasformare news aziendali e dati di settore in opportunità concrete di visibilità. Significa anche poter contare su chi sa come evitare errori di comunicazione che potrebbero compromettere la reputazione faticosamente costruita.
I risultati ottenuti con Opyn, Workinvoice, Credimi, Conio e Moneyfarm dimostrano che un approccio strategico e professionale alle media relations fa la differenza: non solo in termini di numero di articoli pubblicati, ma soprattutto nella capacità di posizionare l’azienda e i suoi founder come voci autorevoli del settore, riconosciute e ricercate dai media quando serve un commento esperto.
Vuoi costruire una strategia di media relations efficace per la tua fintech? Contattaci per raccontarci il tuo progetto e scoprire come possiamo aiutarti a emergere in un mercato competitivo e a costruire la fiducia che serve per crescere.


