Zimoun

Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano 12/09/2015 - 31/01/2016

Fra i più interessanti artisti svizzeri emergenti, Zimoun ha concepito per il Museo d’arte della Svizzera italiana un’opera cinetica e sonora composta da 171 parallelepipedi in cartone entro i quali oscilla una pallina di cotone fissata a un’asta vibrante. L’installazione è collocata nell’atrio del secondo piano del museo: un luogo di transito e dunque di congiunzione fra i diversi spazi che compongono l’edificio e le sue diverse destinazioni. Arte, architettura, design, musica: gli elementi che concorrono all’opera di Zimoun riassumono in sé le diverse anime del LAC, quella visiva, e quella musicale, quella architettonica e quella performativa. Il visitatore che si avvia verso l’ingresso del museo al secondo piano è accolto dal fruscio vagamente ritmico prodotto dalle palline che rimbalzano o strisciano contro i bordi delle scatole. Alla moltitudine delle cadenze sonore si aggiunge il ritmo visivo delle sfere che occhieggiano secondo sequenze imprevedibili dalle scatole in cui sono alloggiate. Cadenze, ritmi, scansioni visive sono infatti il tema di quest’opera, che pure rifugge ogni regolarità. Le scatole stesse non sono infatti appese al muro a caso, ma neppure secondo sequenze ricorrenti. La prima impressione di ripetitività nella loro disposizione deve presto lasciare spazio alla constatazione della studiata assenza di ogni regola. Così, pur essendo composta di elementi che assecondano e quasi si fondono con quelli dell’architettura, l’opera se ne differenzia con un effetto straniante. L’insieme degli elementi solo apparentemente ordinati è sede di un brulicare che ricorda quello degli insetti in un ambiente che si presume asettico e di un ticchettio che rimanda alla pioggia in un luogo, il museo, per definizione impermeabile. Si genera dunque un cortocircuito fra atteso e inaspettato, fra elementi parallelepipedi e movimenti centrifughi, fra ordine e caos.