Renzo Ferrari
Visioni nomadi

Museo Cantonale d’Arte, Lugano 16/05/2015 - 02/08/2015

La mostra antologica dedicata all’opera di Renzo Ferrari ritraccia l’intero percorso creativo dell’artista, dagli esordi alla fine degli anni cinquanta, fino ai giorni nostri.
A cura di Antonia Nessi e Cristina Sonderegger, l’esposizione è stata realizzata in collaborazione con il Musée d’Art et d’Histoire di Neuchâtel dove si è svolta la prima tappa. Al Museo Cantonale d’Arte il percorso espositivo si sviluppa su tre piani e presenta circa 170 opere dell’artista. Scandita in sette sezioni cronologico-tematiche, l’esposizione invita lo spettatore ad immergersi nell’universo espressivo di Ferrari mediante la messa in dialogo delle diverse tecniche con le quali egli si è confrontato. La pittura, il disegno, l’incisione, i meta-linguaggi quali il collage, ma anche assemblaggi di oggetti trovati sono posti a confronto in un rapporto a-gerarchico con l’obiettivo di mostrare la ricchezza della produzione artistica di Ferrari.
Attivo tra il Ticino e Milano – dove ha vissuto fino al 2007 prima di rientrare definitivamente a Cadro – Ferrari è da annoverare tra le figure di rilievo della realtà artistica della Svizzera italiana e della Lombardia del secondo dopo guerra. Raccogliendo diverse eredità culturali, fa emergere nelle sue opere la continua ricerca e perdita della figura, specchio degli stati d’animo dell’artista, ma anche riflesso della storia e della realtà socio-politica contemporanea di cui Ferrari è un acuto e critico osservatore. Agli inizi degli anni sessanta, dopo la formazione all’Accademia di Brera, quando esordisce sulla scena milanese con una mostra presso la Galleria delle Ore, la sua produzione è marcata da una gestualità di memoria informale da cui aspira a emanciparsi. Il confronto con la Pop Art americana in occasione della Biennale di Venezia del 1964 segna una svolta definitiva nel percorso verso la conquista di una figurazione autonoma. Nascono opere caratterizzate dalla tensione tra forme organiche e forme artificiali, riflesso di un mondo naturale e di una società che ha perso la propria dimensione rassicurante, e che raggiungerà l’espressione più drammatica nella serie di opere del “periodo nero”. Il ritorno del colore all’inizio degli anni novanta coincide con l’apparizione di nuove tematiche: il confronto quotidiano con l’immigrazione africana che tocca particolarmente la capitale lombarda in cui l’artista vive e il viaggio a New York del 1994 sono le principali fonti d’ispirazione. L’ultimo quindicennio è caratterizzato dalla trasposizione in immagine dell’incessante dialogo tra la condizione intima e individuale dell’artista e il destino collettivo di un mondo sempre più fragilizzato e conflittuale. Oltre che nei dipinti e disegni, tutto ciò è registrato dall’artista, quasi ossessivamente, anche nei taccuini Moleskine, a loro volta esposti in mostra.